Social Media Marketing e Turismo in 4 mosse

Emergenza! Per la prima volta nella sua storia il turismo italiano ha registrato nell’agosto 2012 un calo di presenze pari all’1,1% rispetto al 2011: se gli italiani viaggiano meno (-3%) sono i turisti stranieri a “tenere a galla la paperella” (+2,1%). Proviamo allora a metterci nei panni di questo preziosissimo turista straniero per capire meglio perché abbia scelto come destinazione delle sue vacanze estive proprio il Belpaese e in particolare la nostra attività.

Gli abbiamo dato un valido motivo per visitare il nostro hotel per la prima volta? O su quali basi pensiamo che torni a sedersi al nostro ristorante?
Cerchiamo intanto di offrire qualche spunto di riflessione su come usare concretamente gli strumenti di social media marketing sul web.

Infografica Social Media Marketing

Partiamo infatti da un semplice presupposto: nelle maggiori città americane il volume di ricerche su Google del tipo “Hotel in [città]” sono calate negli ultimi 6 anni del 70% circa. L’utente medio americano preferisce evidentemente usare strumenti come Facebook, Twitter, TripAdvisor o Expedia per scegliere la propria destinazione, oltre che per condividerne l’esperienza: il 38% usa infatti social network anche per raccontare le proprie impressioni durante e dopo il viaggio, percentuale che sale al 64% per i turisti non-americani.

L’85% di loro ha usato uno smartphone in viaggio mentre circa il 30% ha usato delle applicazioni mobile per trovare un’offerta per l’hotel o per il volo. Addirittura il 92% di loro ripone fiducia nelle raccomandazioni e nei racconti di viaggio dei propri amici, collocando gli “earned media” al primo posto tra i mezzi di comunicazione nelle preferenze dei consumatori quando si tratta di scegliere una meta turistica.

Il 70% di loro poi l’ha scelta in base alle recensioni di altri consumatori, ben al di sopra del 48% sui quali ha influito la cosiddetta “pubblicità” (sia essa televisiva che cartacea). Il social network più diffuso al mondo conta ormai 1 miliardo di utenti globali: le conseguenze?
Più della metà degli utenti intervistati ha affermato che le foto delle vacanze dei propri amici hanno influenzato la pianificazione del proprio viaggio, tre quarti dei visitatori ha pubblicato foto delle proprie vacanze sui social network, più della metà dei turisti ha fatto “mi piace” ad una pagina Facebook di una specifica meta, ed il volume globale di accessi da dispositivi mobile nel 2013 supererà quello proveniente da ogni altra piattaforma. Tornare ad affrontare l’amara realtà italiana sembra ancora complesso? Proviamo allora a semplificare.

L’uso strategico del social media marketing nel settore turistico è passato da essere una semplice opportunità ad una necessità. “Fish where the fish are” in italiano suona qualcosa come “pesca dove c’è pesce”: sappiamo che ogni social network ha le sue peculiarità, perciò un primo passo per approcciare il passaparola può essere quello di dotarsi di una solida “social media strategy” che contempli la gestione dei contenuti e delle comunità sulle principali piattaforme social.
Capire umilmente cosa in particolare cercano i nostri visitatori può essere il secondo: è sufficiente “cercarsi”. Sono attratti dal prezzo dei primi piatti? Pubblicano foto vintage della piscina del nostro albergo? Scrivono commoventi recensioni sul mio agriturismo? Oppure pubblicano le impressioni di un’esperienza poco piacevole, di un’attesa troppo lunga, di un servizio clienti poco gentile?

Il nostro terzo passo sarà quindi comunicare offrendo ciò che vogliono, quando lo vogliono, dove lo vogliono… e magari stupirli. Qui una pagina Facebook (non un profilo personale, accidenti!) ed il suo circuito pubblicitario possono aiutare, ad esempio, a distribuire regolarmente i contenuti creati ad hoc (aggiornamenti, foto, video e magari anche i contenuti postati dagli utenti sui più diversi social network: Tripadvisor ad esempio assegna alle recensioni pubblicate dai propri contatti Facebook una posizione di primo piano rispetto alle altre), le offerte promozionali di recente introduzione e tutte quelle applicazioni che abbiamo individuato per attrarre nuovi visitatori, o che potrebbero indurli a tornare, come semplici contest, ricompense in cambio di un check-in, sconti, anche su mobile: la geolocalizzazione può essere uno strumento promozionale incredibilmente semplice ed efficace.

Analizzare la propria brand reputation e misurare il rendimento degli sforzi profusi è infine l’ultimo passo per ricominciare nuovamente da capo questo pattern di azione ciclico ed estendere il raggio d’azione ad altri social media, integrati con una piattaforma web ottimizzata per un uso mobile.
Sono semplici spunti, ma la maggior parte delle piccole e medie imprese turistiche italiane non ha neppure una chiara visione del contesto in cui si muove. E per sovvertire il vecchio adagio di Wanamaker “So che la metà del mio budget pubblicitario viene sprecato, e ormai non posso più permettermi di non sapere quale delle due”.

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Social network, quale scegliere per la promozione del mio brand?

Questo post è tratto da Formazione Turismo su cui scrive lo staff di Magilla.

Facebook, Twitter, Pinterest, Google+, Instagram, Foursquare, Tumblr, YouTube e chi più ne ha più ne metta, visto che ho citato solo una piccolissima parte dei social network attualmente a disposizione degli utenti internet.

Negli ultimi anni siamo stati letteralmente sommersi, per non dire invasi, di nuovi modi per fare comunicazione, chi per la prima volta si trova a dover decidere quale strumento utilizzare per promuovere al meglio la propria attività, deve essere consapevole della differenza di utilizzo e delle potenzialità di ogni singolo mezzo ma soprattutto deve avere qualcosa da dire perché i social network non sono la panacea di tutti i mali.

L’errore più grande è quello di pensare che basta esserci, credo invece sia meglio concentrare le energie su unico mezzo in modo da sfruttarne tutte le potenzialità, e riuscire a dedicargli la giusta attenzione, che creare decine di profili solo per poter dire entusiasticamente al proprio pubblico “e da oggi siamo anche su …”, ricordate che aprire un profilo Twitter a giugno 2012 non è certo una novità sconvolgente per i nostri potenziali clienti.

Altro errore, forse quello più comune, è di collegare tutti i profili “social” considerandoli uguali tra loro, ogni mezzo ha le sue caratteristiche, il suo linguaggio e il suo pubblico, quello che trovo su Facebook non sarà lo stesso che legge i miei tweet, che vede le mie immagini su Pinterest e su Instagram o che vede i miei video su YouTube.

Anche gli obiettivi che posso perseguire con uno degli strumenti di cui sopra sono differenti a seconda della scelta effettuata, prima di tutto devo capire per quale motivo ho deciso di aprire un canale Twitter piuttosto che YouTube, ho bisogno di un canale di ascolto? Devo promuovere il mio brand? Aprirmi al dialogo con i miei potenziali clienti per comprenderne le opinioni e intercettarne i bisogni? Devo fidelizzare la base di clienti? Devo aprire un canale informativo? Devo far conoscere il mio prodotto? Ho bisogno di un canale informativo?

In conclusione, non scegliete un social network perché va di moda, non utilizzatelo come fosse la vostra newsletter aziendale, non bersagliate il pubblico con offerte e contenuti impersonali, fate capire che dietro la vostra struttura alberghiera, o qualsiasi altro player del settore, ci sono delle persone che hanno da dire qualcosa, ovviamente questo non basta ma è già un buon punto di partenza.

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Strategie di social media marketing post terremoto in versione fail

Già con il precedente terremoto che aveva colpito gran parte dell’Emilia, un segretario della Lega Nord aveva perso il suo ruolo da politico per un commento a dir poco infelice: “Terremoto nel Nord Italia…Ci scusiamo per i disagi, ma la Padania si sta staccando (la prossima volta faremo più piano)“.

Questa mattina si è verificata un’altra forte scossa sempre nella stessa zona e 3 canali twitter di altrettanti brand hanno ben pensato di sfruttare a proprio “vantaggio” il gran numero di hashtag riferiti al terremoto.

Nell’ordine, non di stupidità ma cronologico, e con un tempismo e una rapidità inverosimile, arriva prima Groupalia Italia che consiglia ai suoi utenti di di non preoccuparsi e scappare a Santo Domingo. Tweet cancellato e reputazione messa in serio pericolo causa centinaia e centinaia di insulti che anche in questo momento arrivano copiosi sui loro canali social.


Poi arriva Prenotable che consiglia invece di esorcizzare la paura con la scelta di uno dei loro 800 ristoranti.


Fino al turno di un marchio sportivo che ci dice che le vibrazioni posso essere assorbite con Brux!!! (da sottolineare i 3 punti esclamativi).


Non sappiamo chi gestisca i loro canali social media, di certo dietro ai messaggi dei community manager ci sarà l’approvazione dei vertici aziendali che magari fanno rientrare queste comunicazioni in una strategia di breve periodo che mira ad ottenere il maggior numero di accessi nel minor tempo possibile.

La rete non è la televisione, non è una pagina stampa, il vecchio adagio “bene o male purché se ne parli” qui non funziona (se mai abbia funzionato). Non c’è nulla di positivo nel ricevere migliaia di insulti e di ledere la reputazione aziendale per un post in versione sciacallo. La rete si ribella, con tutti i modi e i metodi che ha a disposizione.

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Ideona: mi compro i fan (acqua calda)

Ieri un noto “imprenditore digitale” ha scoperto l’acqua calda: sul web si vendono Facebook fan e Twitter followers.

Per la cronaca aggiungiamo che è possibile acquistare anche YouTube views, o likes, Google +1, LinkedIn shares, Soundcloud likes, Pinterest… e molto, molto altro. “Acqua calda” se Wired ne aveva parlato già nel 2010 e per di più “sporca” visto che l’autore sostiene, in base a fantomatiche ricerche, che «L’80% dei fan delle aziende italiane è fasullo».

Sempre per dovere di cronaca precisiamo che ogni singolo fan/comment/share/follower/view etc.. procurato da MagillaGuerrilla ai propri clienti è organico, naturale, sudato e perciò legittimo. Il resto è ricerca di visibilità senza sostanza, come ci sembra l’80% delle cose scritte da Marco Camisani Calzolari. Poi ognuno tragga le proprie conclusioni.

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Hans Brinker Budget Hotel: Il peggiore hotel del mondo

Articolo scritto per il blog di Formazione Turismo:

RAFFORZA IL TUO SISTEMA IMMUNITARIO: Attenzione voi maniaci del pulito! State trasformando il mondo in un posto troppo pulito. Il vostro sistema immunitario è in pericolo. Abbiamo bisogno del contatto con la sporcizia per creare una naturale resistenza ai batteri dannosi. Per questa ragione, l’Hans Brinker Budget Hotel è orgoglioso di essere sporco e mantiene un’ampia varietà di batteri. Anche solo un soggiorno di una notte garantirà al tuo sistema immunitario la giusta spinta per mantenere la sua efficienza. Vieni a visitarci prima che sia troppo tardi!”.

Non oso immaginare la vostra espressione nel momento in cui, entrando in un hotel, vi troviate di fronte un cartello che riporta questo testo.

D’altronde nulla all’Hans Brinker Budget Hotel di Amsterdam vi sembrerà normale, considerando il fatto che con orgoglio da 15 anni si promuovono come il peggior hotel del mondo e che da quarant’anni sono “orgogliosi di deludere i loro clienti”.

Dal 1996 ad oggi, infatti, l’Hans Brinker ha usato a proprio vantaggio tutti i suoi aspetti negativi. La sporcizia e la sua mancanza di utilities sono diventati i suoi punti di forza tanto da renderlo unico e permettergli di distinguersi dai suoi diretti competitors.

A dir la verità di servizi ne hanno, eccone qualcuno:

• “simile a un inferno, ma senza un adeguato sistema di riscaldamento”

• “un bar nel sottoscala con poca luce e nessun ricambio d’aria”

• “un cortile di puro cemento dove rilassarsi e godere quel poco sole che riesce a trapelare tra gli alti edifici, nei rarissimi giorni in cui in Olanda c’è effettivamente il sole”

• “un ascensore che non si blocca quasi mai” e “porte che si chiudono”.

Dietro questo successo c’è un creativo, Kessels Kramer, che con una campagna marketing a dir poco irriverente è riuscito a colpire in modo adeguato il target: giovani in cerca di divertimento e con un budget limitato.

Vediamo qualche esempio partendo dalla campagna Check-in Check-out, con improbabili clienti, con un bel sorriso e curati al momento del check in, e assolutamente sconvolti al check out.


Passando per il nuovo servizio di sveglia dell’hotel e per altri video dal potenziale virale:

o dal contenuto irriverente, come quella delle bandierine brandizzate e piazzate su tutti gli escrementi di cane, non raccolti, lungo le vie della città di Amsterdam.


Fino ad arrivare al 2007, anno in cui nasce la campagna “eco-friendly”. Ad un tratto la mancanza di ascensori, asciugacapelli e docce si trasforma in una scelta voluta per rispettare l’ambiente, ecco che troviamo l’eco-ascensore, l’eco-asciugacapelli e l’eco-doccia.

L’ultima campagna pone invece al centro dell’attenzione la loro donna delle pulizie, divenuta testimonial per mancanza di budget da destinare ad un’attrice. Al termine del video potete anche trovare un concorso “carica il tuo video in cui parli dell’Hans Brinker Budget Hotel e caricalo su YouTube, se riceve più di 1000 visualizzazioni vinci 10 euro, equivalenti al costo di una notte di alloggio qui da noi”.

Se volete approfondire ulteriormente questa case history, dovete sapere che lo stesso Kessels Kramer ha racchiuso 15 anni di campagne in un libro denominato appunto “The worst hotel in the world”.

Riepilogando quanto detto, quella appena letta è una storia che attira l’attenzione del pubblico, sono stato valorizzati degli aspetti che generalmente accomunano tanti altri hotel di Amsterdam, loro sono riusciti a dargli un valore aggiunto e di riconoscibilità, di distinzione.
Se ne parla ancora a distanza di 15 anni perché hanno avuto il coraggio di promuoversi come “il peggiore”, e attorno a questa mezza verità si è basata una campagna di comunicazione ironica e cinica allo stesso tempo.

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